Aspetta primavera, Bandini - Tetarolinguaggi

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Aspetta primavera, Bandini

 

Aspetta primavera, Bandini !  
dal romanzo omonimo di John Fante
un'idea di Sandro Fabiani

con
Sandro Fabiani

musiche composte ed eseguite dal vivo
da
Marco Pacassoni

regia
Fabrizio Bartolucci

produzione TeatroLinguaggi


Chi non ha avuto un parente o un conoscente emigrato in America… Partivano dai loro  paesini con le tasche vuote ma piene di speranza.  La speranza di un lavoro,  di una vita migliore ma soprattutto la speranza che un giorno sarebbero ritornati.
Guardavano l'orizzonte del mare  e quell'orizzonte era  lontano, molto lontano e non si rendevano conto che dietro a quell'orizzonte c'era un altro orizzonte e poi un altro e un altro ancora… perché  l'America è lontana.  
Nick Fante, padre di John, arrivò da Torricella Peligna (Chieti)  in America nel 1901. E' Nick, senza dubbio, lo "Svevo Bandini" protagonista del romanzo d'esordio di  John Fante. Lui, abile  muratore, alcolista, giocatore impenitente, "sfigato" che piaceva alle donne. "Incazzato nero" contro l'amara roulette della vita che lo aveva fatto nascere contemporaneamente povero, italiano e immigrante.
Le Storie di Svevo Bandini, di sua Moglie Maria, uno strano ibrido tra una tigre e una suora sempre intenta a  sgranare il suo rosario  e  dei suoi tre  figli, Federico, August e Arturo,  sono  fatte di cuore e stomaco.
I Bandini non se la passano bene in America, anzi, non c'è nulla di quel che accade sotto gli occhi sognanti del piccolo Arturo che non porti il segno di un'atavica, metafisica, inguaribile fame italiana.

Le loro avventure fanno ridere, ma dopo  po' ci si ripensa e ci si accorge che non c'è proprio niente da ridere
Una tragedia o, meglio, una commedia dell'immigrazione e dello spaesamento.

Un piccolo mondo familiare, un paesino striminzito dal freddo che Fante racconta con la stessa grandezza con cui Omero narrava le gesta dei Greci e dei Troiani.
Commuove e riesce ad arrivare a svelare il fondo melmoso delle pulsioni umane. Questo è Aspetta primavera, Bandini.

"…Svevo Bandini era un italiano puro, di una stirpe contadina che si perdeva nella notte dei tempi. Lui era muratore e ai suoi occhi non esisteva mestiere più sacro sulla faccia della terra. Potevi essere un re; potevi essere un conquistatore ma qualsiasi cosa fossi, dovevi avere una casa; e, se hai una po' di sale in zucca, quella casa dev'essere di mattoni; naturalmente costruita da un muratore iscritto ai sindacati, con una paga sindacale. Questo era importante…"

Si lavora per davvero in questo spettacolo, si suda, ci si sporca di malta, si crepano le mani e il cuore ma ogni tanto ci si ferma a pensare. Pensare a tutti quelli che, come Nick, sono partiti e a quelli che oggi sono ancora costretti a partire…

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